La forza del bambino

21/10/2020

La forza del bambino

Indaffarato, concentrato,
si affretta:
c’è tanto, tanto da fare.
Tanto, tanto da scoprire.
Tra mascherine, regole di emergenza
e mille incertezze,
tu ti fai largo
con l’immensità della vita
nel tuo sorriso.

Sotto il link del post di Francesca Capriati, del 16/10/2020, in cui ci elenca sul sito Pianeta Mamma i cambiamenti nel mondo dell’infanzia dettati dal nuovo dpcm, potrete leggere un’intervista fatta da me a Carla Sanna, coordinatrice dell’Asilo Nido Anagnina 2 di Roma, ecologico e pro out-door education, per cercare di metterci nei panni delle persone che lavorano in e gestiscono queste strutture ai tempi della pandemia COVID-19.

https://www.pianetamamma.it/il-bambino/nido-asilo-e-scuola/nuovo-dpcm-cosa-cambia-per-i-bambini.html

Asilo Nido Anagnina 2 : un asilo nido ecologico, e pro out-door education, ai tempi della pandemia

1) Oggi siamo qui con Carla Sanna, la coordinatrice dell’Asilo Nido ecosostenibile Anagnina 2. Innanzitutto, parlami un po’ di te.

Arrivo a Koinè quasi per caso, in un giorno di pioggia mi sono ritrovata a Torresina, in uno dei nidi per un colloquio successivo all’invio di alcuni curricula alle maggiori cooperative romane. Avevo conseguito la laurea da pochi anni ed andavo alla ricerca del valore del nido e dell’infanzia. Dopo alcune esperienze nei nidi privati, ho sentito una forza interiore che mi ha guidato verso la scoperta del bambino e il suo mondo. Sono stata inserita nel gruppo educativo del nido di Osteria del Curato nell’agosto 2008, anno di avviamento dei Nidi nel Verde e nel 2011 sono stata trasferita nel nido di Anagnina come coordinatore del servizio.

2) Perché “Anagnina 2” ?

La risposta è piuttosto semplice: il nome del nido deriva da una questione di praticità, i genitori capiscono di che nido si tratta soprattutto in base alla sua geolocalizzazione. Il “2” è dovuto al fatto che ci sono, in tutto, quattro nidi: Koiné l’Osteria del Curato, Anagnina, Torresina e Settecamini.

3) Qual’è, in poche parole, la storia della nascita e dello sviluppo di questo asilo nido? È stato sin da subito un asilo nido con un’impronta legata all’ecologia ed all’outdoor education?

Come gli altri tre asili nidi Koiné, Anagnina 2 era, in origine, una vigna. È diventato un asilo nido nel 2011. Ha avuto sin dal principio una linea direttiva ecosostenibile e favorevole al far stare i bambini all’aperto il più possibile, adattando il loro abbigliamento alle esigenze del clima.

4) Quali sono le prime difficoltà che vi sono saltate all’occhio, al momento di organizzare la riapertura, che vi ostacolavano nel mantenere l’impronta ecologica che caratterizza il vostro nido?

Non c’è stata nessuna difficoltà in particolare da questo punto di vista, in realtà.

5) Avete sentito il sostegno della Koiné Cooperativa Sociale Onlus, durante e dopo il periodo del lockdown?

Assolutamente sì. Ci sono state molte riunioni in videochiamata, è stato un appoggio veramente costante, sia dal punto di vista emotivo e professionale, che dal punto di vista economico.
C’è stato un vero e proprio percorso di preparazione, da parte della Cooperativa, prima della riapertura dei nidi. Avevano delle linee guida piuttosto chiare, dato che Koiné aveva già riaperto dei Centri Estivi in Toscana.
Non si tratta esattamente dello stesso tipo di progetto educativo, ma sono indubbiamente simili sotto molti punti di vista.

6) Quali sono le routines e le attività che hanno subito maggiori modifiche?

Abbiamo dovuto, molto a malincuore, cancellare il laboratorio della sabbia, che era un vero e proprio atelier, con una sala ad egli dedicato. Si tratta di un laboratorio molto bello, dove i bambini possono sperimentare davvero di tutto, ed essere stimolati veramente sotto ogni punto di vista: manuale, psicomotorio, relazionale, inventivo, del gioco simbolico, eccetera; ma è stato difficile anche reinventare i giochi con l’acqua ed adattarsi al tempo che ogni classe può passare fuori, dovendo in più limitarsi alle aeree a cui ha accesso in maniera diretta.

7) Quali sono stati i maggiori cambiamenti legati all’ambiente?

Guarda, il maggiore cambiamento è stato, appunto, quello legato allo spazio dedicato al laboratorio della sabbia, che è poi diventato l’attuale Stanza Covid.
Un altro cambiamento è legato al pranzo, gli educatori vanno direttamente in cucina a recuperare il carrello, non può più passare la cuoca da una classe all’altra.
I bambini mangiano al nido la merenda, composta generalmente da frutta, e un pranzo completo (antipasto, primo e secondo).

8) Avete dovuto effettuare delle sostituzioni di materiale in particolare?

No, in generale no, utilizziamo materiale prevalentemente in legno, testato già da molti anni; l’unico problema, con il quale abbiamo imparato a convivere, è che si tratta di un tipo di materiale che attira molto le api e le vespe, soprattutto visto il vasto spazio esterno di cui, per fortuna, disponiamo.

9) In questa situazione, riesce la squadra educativa ad evitare la nascita di tensioni e crolli emotivi?

Questa è una questione molto delicata, ed una parte molto difficile del nostro lavoro.
In generale, si comincia a lavorare alle 06h00, e si finisce alle 16h30.
Gli educatori sono, ormai, soli con le loro classi, non possono più consultarsi facilmente, darsi un sostegno immediato, anche con un semplice scambio di sguardi.
Non è facile, non è facile.
In questo senso, il mio ruolo di coordinatrice è fondamentale, devo cercare di ricostruire quel legame e quell’appoggio mutuale che sono andati, con le direttive anti-covid da seguire, molto a mancare.

10) Quali sono i dubbi e gli sfoghi che stanno sorgendo più spesso, in questa riapertura delle scuole, da parte delle famiglie?

Per le famiglie, ha creato molti problemi il Patto di Corresponsabilità, accettare di avere una responsabilità nella salute dei bambini in ambito scolastico. Non capiscono facilmente che se i bambini presentano determinati sintomi, non vanno portati a scuola.
Anche il fatto di vedere molto ridotti gli spazi, soprattutto esterni, in cui i bambini hanno la possibilità di muoversi, non è facile per i genitori.

11) Come sono gestiti i rifornimenti e l’utilizzo della mascherina, dei guanti, dell’amochina e di tutto il materiale preventivo per il coronavirus?

Innanzitutto, assolutamente tutta la squadra educativa ha effettuato il test sierologico. Le mascherine e le visiere sono ovviamente scomode, soprattutto per comunicare con i bambini, ma sono indispensabili in questo periodo. Non vengono mai abbassate le mascherine, se un educatore deve bere, esce fuori dalla bolla. Gli educatori non mangiano nemmeno più con i bambini.
Siamo interamente in regola, la Cooperativa Koiné finanzia tutte le spese legate a questa emergenza sanitaria, per quanto ogni nido richieda la spesa, per questo investimento, di 10.000 euro mensili.

12) C’è stato un tipo di appoggio del quale avete sentito, e sentite la mancanza, in questa pandemia? Se sì, quale?

Ovviamente quello del governo, durante il lockdown non si è parlato dei bambini e dei nidi al telegiornale; è stata dura, molto dura. Non abbiamo neanche ricevuto un aiuto economico, infatti intendiamo presentare una fattura al comune.

13) C’è qualcos’altro in particolare che vorresti far sapere ai lettori?

Ci vorrebbe più investimento sull’educazione a distanza, anche per la fascia di età 0-3. Ai bambini ed alle famiglie serve mantenere, continuare a tessere i legami trai compagni di classe e con gli educatori.

Sussurro dalla Bulgaria

14/10/2020

Sussurro dalla Bulgaria

Il premier corrotto,
alla mafia
affiliato…
Indignazioni.
Proteste.

Silenzio.

Silenzio.
Quanto durerà
questo silenzio
internazionale?

Ma sarà vero che Boyko Borissov
ha fatto arrestare
il Presidente della Repubblica
Rumen Radev?


Federico Baccini ci informa, nel suo articolo pubblicato il 02/10/2020 su eunews – L’Europa come non l’avete mai sentita, dei sopprusi della polizia contro i manifestanti bulgari, che richiedono praticamente senza sosta le dimissioni del Primo Ministro Boyko Borissov dal 09/07/2020.

Massacro

09/10/2020

Massacro

È la fine.
È l’attacco.
Nebbia di proiettili.

Fitte tele di proiettili.
Senza ragni e senza mosche.
Senza fine.

Solo uomini.
E una trappola.
Contro il partito studentesco è il loro fine.

Folle per la libertà.
Folle fatte di persone.
Persone con ben altro fine:

Manifestazione…
Sparatorie.
Sparatorie senza fine.

Vite.
Vite trai piedi.
Vite a cui porre
fine.

L’articolo qui sotto di Andrea Mulas, pubblicato il 02/10/2020 su Centro studi e rivista – Confronti Religioni ‘ Politica ‘ Società, ricorda il Massacro del Tlatelolco del 2 ottobre del 1968.
Desidero anche proporvi un documentario pubblicato su youtube dal canale PRIVADO 80s.

https://confronti.net/2020/10/messico-1968-il-massacro-di-tlatelolco-e-le-olimpiadi-rivoluzionarie/

Peste bubbonica

30/09/2020

Peste bubbonica

Aria
di calore appiccicoso.
Si respira sudore.
Sudore pestilenziale.

Uova marce
schiacciate
spuntate dal sudore sulla pelle
come le margherite da un seme.
Il seme di una pulce.
La pulce di un topo malato.
Mandido di sudore.

Nel sudore si annaspa,
si annega,
sprofondando nel
delirio.


Un articolo pubblicato il 30/09/2020 su La Stampa, ci informa che un bambino di 3 anni si è ammalato di peste bubbonica a Menghai, in Cina, forse a causa di un contagio avvenuto in Mongolia, dove ci sono 17 province su 21 a rischio, per via del diffondersi di questa malattia.
Secondo un articolo del BBC News Mundo dell’11/08/2020,inoltre, sembrerebbe esserci già stato qualche caso a luglio, sia in Mongolia che in Cina, a Baynnur.
È stata però definita come una malattia non più così mortale, trattabile con antibiotici.

https://www.lastampa.it/esteri/2020/09/30/news/caso-di-peste-bubbonica-in-cina-stato-di-emergenza-nella-contea-dello-yunnan-1.39366131

https://www.bbc.com/mundo/noticias-53739596

Franco Cesana

23/09/2020

Franco Cesana

Franco il coraggio,
leale il pensiero.
Giovane il volto,
forte ed ardente il cuore
di un’intrepida staffetta,
di un piccolo guerriero.


In memoria di Franco Cesana, nato il 20 settembre del 1931, e morto il 14 settembre del 1944 a Bologna, a soli 13 anni. Italiano, ma di origini ebree, giovanissimo e molto coraggioso, si era arruolato nella brigata Scarabelli della seconda divisione Modena Montagna, con il nome in codice “Balilla”, come ce lo spiega maggiormente nel dettaglio il sito storiaememoriadibologna.it.

https://www.storiaememoriadibologna.it/cesana-franco-478124-persona

Ogni sguardo

23/06/2020

Ogni sguardo

Ogni sguardo è diverso:
ma il loro è sempre curioso di scoprire.
Ogni sorriso è bello:
ma il loro è sempre il più spontaneo e vero.
Ogni abbraccio trasmette tante emozioni:
ma il loro è sempre il più tenero e fragile.
Ogni carezza ha un suo significato:
ma la loro è sempre talmente delicata
da sembrare quasi un minuscolo sfioro
impercettibile del vento.
Ogni parola ha la propria importanza:
ma la loro è sempre la più necessaria e sincera.
Ogni profumo ha la sua particolarità:
ma il loro è sempre di gioia e di vita.
Ogni voce ha qualcosa di bello:
ma la loro è sempre tenera e potente
nel tentativo di farsi udire da questo sordo mondo.
Ogni sogno è intoccabile:
come lo è ogni emozione o idea;
ma se infrangi la loro,
allora avrai distrutto il mondo.
Perché non c’è nulla di più orribile
dell’approfittarsi
della fragilità di un bambino…

Sia l’articolo, che la poesia, che la canzone di un artista, almeno all’epoca, indipendente (e che, purtroppo, non riesco a ritrovare su youtube), sono un po’ datati… Non posso dire lo stesso però, ahimé, sul tema che li accomuna: la pedofilia.
L’articolo, di cui vi allego il link giusto, giusto qui sotto, è del giornale Il Tempo, ed è stato pubblicato il 26 aprile 2020, nonché scritto da Davide Di Santo.
Ignoro chi abbia scritto (e a suo tempo, in un video, cantato e suonato) la canzone
“Con gli occhi di un bambino”… Ma la trovo davvero significativa, con delle parole forti, sincere, che arrivano al cuore e alla mente. Mi è venuta in mente non appena ho pensato di trattare del tema della pedofilia. E, a distanza di anni, mi ricordavo ancora una buona parte del suo testo… Ed è stato così che, cercando su google, l’ho ritrovato sul blog di La furia assassina.
Sperando sinceramente di non fare un torto al suo autore, ci tengo, quindi, a condividere il testo di questa canzone con voi. Potrete trovarlo subito dopo il link dell’articolo che vi ho proposto per questo post:

https://www.iltempo.it/cronache/2020/04/25/news/pedofilia-quarantena-allarme-dati-polizia-postale-denunce-mazo-aprile-2020-adescamento-pedopornografia-facebook-whatsapp-telegram-tiktok-nunzia-ciardi-1319839/

Con gli occhi di un bambino

Io non ho la forza
per immaginare
Gli occhi e il volto di chi viola e macchia il tuo candore.
Quando un bimbo dorme
pur di non svegliarlo
gli angeli del cielo sanno respirare piano…
Gli occhi di un bambino hanno l’infinito:
e per loro il cielo è solo un grande fazzoletto.
Ma è macchiato adesso! Non è più lo stesso!
La sua fantasia, i suoi sogni, il suo sorriso adesso…

Spero non ricorderai

le sue mani sporche, e poi…
Solo angeli vedrai… Solo angeli amerai.

Hai macchiato il cielo.
Hai portato il buio.
Hai lasciato mostri ed ombre su quel suo disegno…
Meriti l’inferno, anche se non sai
che l’inferno vero è non poter amare mai.
Gli occhi di un bambino
guardano oltre il cielo;
e con la fantasia riescono a prendere il volo!
Ma le ali adesso,
gli hai spezzato, adesso
la sua fantasia, i suoi sogni, il suo sorriso, cazzo!

Non dimenticare mai
che all’inferno brucerai…
Da lì gli angeli vedrai…Però amarli non potrai!
Gli angeli sono tra noi… E tu non toccarli mai!
Se non con una carezza… Che accompagni i sogni suoi.

… Quando un bimbo dorme
pur di non svegliarlo
gli angeli del cielo sanno respirare piano.
Gli occhi di un bambino hanno l’infinito:
e per loro il cielo è solo un grande fazzoletto…

https://blog.libero.it/LAFURIASSASINA/commenti.php?msgid=9663832

Nero

11/06/2020

Nero

Quale colore dare
al sentimento di onnipotenza?
E a quello d’impotenza?
E al soffocamento dei silenzi?
Ombra.
I campi di girasole
vogliono usare le nostre ombre
per nascondere i cadaveri.
Gli cadono direttamente addosso:
cadaveri su cadaveri.
Da tutto questo nero
è davvero, davvero difficile
sperare di vedere
e contribuire
a far nascere un fiore…

In memoria di George Floyd, di Matlhomola Mosholeu… E di chiunque sia stato assassinato o maltrattato soltanto perché del “colore sbagliato”.
Vi lascio qui sotto il link di un articolo del New York Times, pubblicato l’11 giugno 2020, scritto da Manny Fernandez e da Audra D. S. Burch, nonchè un articolo del blog Cronache Terrestri, scritto da Valerio Sforna e pubblicato l’8 marzo 2019.
Ci tengo, anche, a condividere con voi un video di  Willwoosh, pseudonimo di Guglielmo Scilla, messo in linea l’11 giugno 2020, in memoria di George Floyd, ed una poesia che ho trovato in un commento del video di quest’ultimo, scritta, secondo quanto riportato, il 07/06/2020, da Giacomo Ballaré. Il forte impatto che il suo scritto ha avuto su di me mi ha spinta a volerlo condividere con voi, anche se “voi” potrebbe essere anche “solo” una persona, o nessuno:

In ginocchio si mette un nonno
per allacciare le scarpine del nipotino
In ginocchio si mette un innamorato
e chiede la sua mano promettendo per sempre
In ginocchio si piega chi prega
parlando al proprio dio
In ginocchio gioca un bambino
sulla spiaggia con la sabbia
In ginocchio ci mettiamo tutti, oggi:
qualcuno ha ucciso un uomo, in ginocchio.

La mia mamma se la stanno mangiando i pesci

10/06/2020

La mia mamma se la stanno mangiando i pesci

La mia mamma se la stanno mangiando i pesci.
O se la sono già mangiata, non lo so.
La psicologa vuole aiutarmi,
così sembra,
ma tanto la mia mamma non tornerà a sorridermi, vero?
Ormai sono così abituata ad avere fame
che quando mangio mangio troppo veloce, avidamente,
e quindi quando mangio,
vomito.
Vomito anche le lacrime per la morte della mia mamma.
Non è stata sepolta, chissà se Allah la riceverà lo stesso…
Non è stata accompagnata neanche da una preghiera ad alta voce,
ché se ci provavo mi picchiavano.
Ed io sono una bambina,
piccola e femmina,
non li potevo picchiare,
anche se poi mi faceva male tutto e non sempre riuscivo a rialzarmi in piedi,
o a mettermi seduta.
Allora ho cominciato a pregare per la mamma nella mia testa,
quando non mi scoppiava troppo.
Le lacrime le posso soltanto vomitare,
perché ho un fratellino piccolo;
papà l’hanno ucciso molto prima che arrivassimo alle imbarcazioni.
Non so “quando” prima però.
Devo occuparmi del mio fratellino.
La mia mamma se la stanno mangiando i pesci.
Le lacrime le posso soltanto vomitare.
Posso essere la nuova mamma del mio fratellino,
anche se la psicologa dice che non devo.
Mi dispiace di non poter essere anche il suo papà.


L’articolo di Param-Preet Singh e Nadia Hardman, pubblicato il 28 maggio 2020 su The Diplomat, di cui vi lascio il link di accesso qui sotto, denuncia l’accentuazione dell’isolamento e dei sopprusi, chiaro tentativo di genocidio, che i Rohingya subiscono da un numero spaventoso di birmani buddisti, solo perché la comunità Rohingya è di religione mussulmana, così come lo denuncia anche l’articolo di Anna Ditta, pubblicato su TPI.it, l’informazione senza giri di parole il 10/06/2020, e di cui vi lascio il link subito sotto il primo:

https://thediplomat.com/2020/05/pandemic-adds-new-threat-for-rohingyas-in-myanmar/

Les sourires des étoiles chantantes: i sorrisi delle stelle che cantano

01/06/2020

Les sourires des étoiles chantantes:
i sorrisi delle stelle che cantano

Les sourires des étoiles chantantes
apparaissent les uns après les autres.
Des notes dans le sang.
Leurs regards éclatants
réaniment
le temps d’une heure et un instant
les coeurs des étoiles
qui ont cessé de battre;
mais non pas de briller.
La musique arrive
là où les mots tout seuls
se perdent
dépuis la nuit des temps.
Couleurs de lumières:
les mots n’ont plus de sons.
Recouvrent leurs sens.
Les voix
des étoiles chantantes
se réjoignent 
les unes auprès des autres
en voyageant dans l’espace
et le temps. 

Uno dopo l’altro appaiono:
i sorrisi delle stelle che cantano.
Delle note nel sangue.
I loro sguardi sfavillanti
rianimano
il tempo di un’ora ed un istante
i cuori delle stelle
che hanno smesso di battere;
ma non di brillare.
La musica
arriva
là dove le parole da sole
si perdono
dalla notte dei tempi.
Colori di luci:
le parole non hanno più suoni.
Ritrovano i loro sensi.
Le voci
delle stelle che cantano
si ricongiungono
le une con le altre
viaggiando nello spazio
e nel tempo.

Salvatore Quasimodo, un poeta che personalmente adoro, scrisse:

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


E per oggi, quindi, niente articoli. Solo un video che, durante la quarantena, mi ha illuminato l’anima. Non è l’unico che mi abbia trasmesso qualcosa in quel periodo, ovviamente, ma il momento in cui l’ho ascoltato è stato significativo per me. Si tratta del videoclip di una versione del coro La Clef des Chants Ensemble della cazone A Sky full of stars dei Coldplay. Perché secondo me questo silenzioso “E come possiamo noi non cantare”, nella nostra situazione, è stato importante. E lo è tuttora.

Quali selezioni scegli?

27/05/2020

Quali selezioni scegli?

“Selezione naturale”…
Sociale?
Implicita? Inconscia?
Il vero diritto alla sanità…
Al potersi prendere cura di se stessi.
Dove sta?
Sopravvivenza.
Priorità.
L’odore di piscio
avvolge certi marciapiedi
come una coperta.
Cappelli di carta, multe nuove di zecca,
ricoprono allo stesso modo i capi di persone che
senza casa
in casa non ci sono di certo rimasti.

Vi lascio qui sotto i link di due articoli, uno di La Repubblica, datato del 24/02/2020, di autore sconosciuto, ed un secondo di Osservatorio e Repressione, del 20 marzo 2020, pubblicato da Osservatorio.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/02/23/news/coronavirus_amuchina_mascherine-249358877/