La femme d’eau

26/08/2020
10/05/2021

La femme d’eau

La femme en or,
La femme d’argent,
La femme noire et blanche.
La femme métisse, celle de feu…
Et celle à qui on veut mettre le feu!
Femme chassée, brûlée… Accusée d’être une sorcière.

La donna d’oro,
La donna d’argento,
La donna bianca e nera.
La donna meticcia, quella di fuoco…
E quella a cui si vuole dare fuoco!
Donna cacciata, bruciata… Accusata di essere una strega.

La femme d’eau n’est pas de celles
qu’on remarque dans la rue…
De l’eau claire, transparente.
Sa substance, c’est l’essence…
De l’essence.
L’essence même du mystère!
C’est l’essentiel de la vie…
L’essence même du mystère…

La donna d’acqua non è di quelle
che si notano per strada…
Dell’acqua chiara, trasparente.
La sua sostanza, è l’essenza…
Dell’essenza.
L’essenza stessa del mistero!
È l’essenziale della vita…
L’essenza stessa del mistero…

La femme d’eau on ne la
remarque pas dans la rue…
Et à vrai dire elle s’en fiche
de ceux qui d’elle ont quelque chose à redire.
De ceux
qui ont quelque chose à redire…

La donna d’acqua non
si nota per strada…
E a dire il vero se ne frega
di quelli che su di lei hanno qualcosa da ridire.
Di quelli
che hanno qualcosa da ridire…

Elle cherche ni à plaire, ni à déplaire,
juste d’être:
la femme d’eau, on dit d’elle qu’on la connaît…
Elle est fluide, avec le courant
ou contre-courant,
et ça tu avoues
que ça te plaît…
On dirait
une femme en rêves,
une femme de rêves:
l’essence même du mystère…
Sa démarche est transparente,
avec un air d’indifférence.
Mais cet air ne dit certes
strictement rien d’elle…
Son être est dans son univers.

Non cerca né a piacere, né a non piacere,
solo di essere:
la donna d’acqua, si dice di lei, che la si conosce…
Lei è fluida, va con la corrente
o controcorrente,
e questo lo ammetti
che ti piace…
Si direbbe
una donna da sogni,
una donna dei sogni:
l’essenza stessa del mistero…
Il suo modo di fare è trasparente,
con un’aria d’indifferenza.
Ma quest’aria non dice assolutamente
nulla di lei…
Il suo essere è nel suo universo.

Les femmes d’eaux,
elles ne sont pas toutes pareilles:
La femme de fleuve,
La femme de ruisseau,
La femme de lac,
La femme de mer…
Leur être est dans leur univers.

Le donne d’acqua,
non sono tutte uguali:
La donna di fiume,
La donna di ruscello,
La donna di lago,
La donna di mare…
Il loro essere è nel loro universo.


… La seconda pubblicazione della rubrica “Poesie”.

Dai polmoni di Orione

06/05/2021

Dai polmoni di Orione

Orione respira:
ogni respiro dura un giorno.
In un soffio
cosparge il Cielo e la Terra
della luce dei suoi ricordi…
E delle sue lacrime.


24/04/1915: il giorno in cui ebbe inizio lo sterminio del popolo armeno.
24/04/2021: il giorno della Memoria del Genocidio Armeno di quest’anno.
Mi sento di consigliarvi, su questo argomento, per quanto in ritardo, la lettura del libro “La masseria delle allodole” di Antonia Arslan.

Aldebert

2014
02/05/2021

Ho avuto l’immenso piacere, nonché onore, d’intervistare questo artista francese esattamente nel 2014, al Festival delle Francofolies. Si tratta di un cantante che si dedica… Alle canzoni per bambini. Ebbene sì!
E prende la musica per bambini incredibilmente sul serio, con una sensibilità rara. Vi lascio qui sotto una traduzione dell’intervista in questione, ma potrete anche trovare, subito dopo, il link dell’ultimo clip ufficiale pubblicato, quanto meno su youtube, di una delle sue canzoni più recenti: “Le Grand Voyage” (“Il Grande Viaggio”), ed un secondo link sulla sua tournée-lockdown!

Sorriso comunicativo e rassicurante, ed uno sguardo vivo e curioso, che traspare nonostante i suoi occhiali da sole. Aldebert ci fa viaggiare tra diversi stili musicali, e diversi mondi fantastici. In questa escursione, tutto è possibile: persino comprare un drago a Jardiland, o diventare una Super-Nonna!

1) Questa è la prima volta che i Francos Juniors riempiono una sala concerto così grande, si aspettava un simile successo?

Aldebert : Non proprio, Enfantillages 2 è un progetto che è evoluto con il pubblico, ma che ha preso il via piano, piano. All’epoca di Enfantillages 1, nel 2007, i programmatori delle sale concerti non erano convintissimi. Il progetto funziona, perché parla ai bambini ed ai genitori. La mia intenzione è di proporre una musica che parli al pubblico, e che non sia smielata, babbea, infantilizzata, tanto nei testi quanto nella melodia; una musica giocosa, un po’ rock.

2) Qual’è la più grande differenza tra la musica per bambini, e la musica per adulti?

Aldebert : Nella musica per bambini, c’è più libertà. Ad ogni modo io, quando scrivo le canzoni, ho questo sentimento. Quando sei un ragazzino, hai un’energia particolare, e molta immaginazione. Adoro questa cosa.

3) Lei ha già sperimentato molti stili di musica diversi, nelle sue canzoni. Ha mai pensato di fare una canzone rap per bambini, un giorno?

Aldebert :
 Assolutamente!

4) Lei è un grande fan del metal: a che età ha scoperto questo genere?

Aldebert : A 17 anni, ho cominciato a suonare la chitarra. E, quando sei adolescente, hai spesso voglia di approcciarti a generi estremi: gothic, hip hop hardcore… Senti una specie di collera, non ti senti bene con te stesso. Puoi esprimere ciò con lo stile dei vestiti… In tantissimi modi, in realtà! Io mi sono tuffato nel metal, e l’ho adorato. Lo adoro tutt’ora, tra l’altro! Ho partecipato al Metal Fest, poco tempo fa. In quanto spettatore, in questo caso! Mi dá energia… E mi aiuta con Enfantillages, sorprendentemente. Ma mi piace anche proporre canzoni più dolci e romantiche, all’occasione.

5) In questo momento, qual’è la canzone que l’aiuta a trovare un “paradiso disponibile”, nei momenti difficili?

Aldebert :
 Una canzone di Sia, “Chandelier”. Quella donna ha un qualcosa di davvero particolare. Ho ascoltato questa canzone un centinaio di volte, ma continua a farmi un effetto pazzesco.

6) Qual’è stata la prima storia che ha messo in musica?

Aldebert : Si tratta di una canzone che s’intitolava “Palcoscenico TV”. Ho cominciato a suonare nei bar nel 2000, e questa era una canzone contro la televisione. La sera si diventa completamente passivi, davanti alla propria TV, soprattutto quando si tratta di reality show… All’epoca, c’era un programma che si chiamava “Le loft”.

7) E lei, quando aveva 10 anni, com’era?

Aldebert : Allora… A 10 anni, ero un po’ come adesso, mi piaceva sperimentare un po’ di tutto. Facevo un sacco di sport diversi, disegnavo fumetti… Adoravo costruire delle case sugl’alberi! I miei musicisti mi dicono che sono rimasto così!

8) Qual’è la ninna nanna che ha segnato la sua infanzia?

Aldebert : Una canzone che si chiama “Les grenouilles” di Steve Warring. Quando ero piccolo, avevo due CD: questo qui, e quello di Anne Sylvestre. La canzone delle rane è fantastica, andate ad ascoltarla su Youtube! Un bambino passeggia, si ferma, ascolta le rane; imita tutte le specie di rane. Guarda le stelle, e comincia a sentire delle frasi, nei loro suoni; è quasi un po’ inquietante!

9) Come sarebbe la sua vita, se lei fosse una Super-Nonna?

Aldebert : Non lo so… Non mi ci vedo per niente, nel ruolo di nonna! Ma quando sei una Super-Nonna non puoi morire, questo potere mi piace. Non mi piace l’idea di essere malato o di essere morto. Non so, magari avrei salvato la Terra. Non so cosa faccia una Super-Nonna, ma ha un sacco di poteri! Ed è abbastanza amica dei draghi.

10) E se lei fosse un fumetto?

Aldebert :
C’è un fumetto che mi piaceva particolarmente, quando avevo 15 anni, e che era assai sociale, s’intitolava “Germain et nous”. All’epoca, leggevo tutto quello che potevo, c’erano meno fumetti di adesso. Al giorno d’oggi, ne compro in continuazione!

11) Nella canzone “La Casa del Mondo”, c’è un po’ della sua vera storia?

Aldebert : No, mi piaceva semplicemente l’idea di parlare di un bambino che, come tante persone, non può partire in vacanza, e che s’immagina di vivere in una casa dove il mondo si divide per piani.

Ambientalismo e Animalismo

25/04/2021

Questa pubblicazione è giunta assai tardivamente! Me ne scuso, sto avendo dei problemi con il computer, in questi giorni…
Ho scelto, per l’ordine delle pubblicazioni mensili, d’invertire la rubrica “Interviste” con la rubrica “Improvvisazione” (ho, difatti, modificato proprio il post). Di fatto, al mese, l’ordine dovrebbe divenire il seguente:

1- Poesia e Attualità

2- Poesie

3- Parole

4- Improvvisazione (nel caso vi sia una quarta settimana nel mese in corso)

5-Interviste (nel caso vi sia una quinta settimana nel mese in corso)

Ma entriamo nel vivo del post! In questa prima pubblicazione della rubrica “Improvvisazione”, vorrei consigliarvi di cuore la serie di video del canale youtube di Mortebianca sull’Animalismo e sull’Ambientalismo, che ho trovato a dir poco interessante, istruttiva e piacevole da ascoltare.
Potete trovare i link dei cinque video qui sotto:


Ci tenevo a condividere con voi anche l’appello che ho letto in un post del blog wordpress di eleonorabergonti (https://le1000e1recensione.home.blog/blog-feed/), al quale vi invito a fare un salto, tra l’altro!
Potete, normalmente, trovare il messaggio dell’appello nell’immagine qui sotto:

Le regard du prin.. temps

14/04/2021

Le regard du prin.. temps

Rallentissement
des battements d’ailes d’un papillon.
Étincelles
du rythme des pas de son coeur.
Le regard du temps
s’ouvre à la fenêtre du printemps…

Rallentamento
dei battiti d’ali di una farfalla.
Scintille
del ritmo dei passi del suo cuore.
Lo sguardo del tempo
si apre
alla finestra della primavera…

Del vento blu cobalto mi scompiglia i capelli.
Quali colori vi avrà lasciato?
Lo ignoro.
Strattono il mio respiro ad ogni passo:
sembra quasi un massaggio cardiaco!

L’ultima volta che l’ho visto,
aveva un occhio nero e due stanchi.
Del vento azzurrino svolazza tra le ciocche della mia frangia inesistente:
non assomiglia al blu di quella sera.
Un blu che sa di carezza soffiata
sulla punta di uno sguardo semi-nascosto dagl’occhiali perennemente appannati.
Blu tristezza.
Barriere sociali.
Impotenza.
Pianti e grida che restano
sussurri tessuti a lume di candela
tra le onde del silenzio.

Note fuori dal pentagramma
abbozzano nell’aria il tuo nome
senza mai pronunciarlo.


… Semplicemente, la prima pubblicazione della rubrica “Poesie”.

Avrò cura di te

07/2020
08/04/2021

(Ambientazione Pre-Covid)

“Avrò cura di te”.
Una promessa dolce, aperta. Così concreta, piena di realtà e di ideali sopravvissuti…
Così difficile. Solida. Sicura. Morbida.
Avrò cura di te.
Sei qui davanti a me, steso sul fasciatoio, con il pannolino da cambiare: cacca lenta, diarrea, gialla, “a palla”, poca, tanta, nulla… Sembra banale, forse addirittura schifoso. Ed è eppure uno dei modi più naturali, espliciti ed efficaci in cui tu mi comunichi il tuo stato di salute.
Una delle ragioni per la quale tu oggi sei così mogio, allegro, stanco, sensibile, sereno, energico, scontroso…
Avrò cura: di voi.
Questa promessa inonda il mio cuore di luce. Eppure mi spaventa così tanto! Quanta responsabilità, cose da imparare, non sono ancora pronta…
Ma un giorno, lo spero, sì, quel giorno verrà:
il giorno in cui potrò, riuscirò davvero a prendermi cura di voi.
Isabella è caduta, si è fatta male. Non vuole che io le porti un bicchiere d’acqua, e nemmeno un abbraccio. Vuole Elena. Elena l’ha vista, si è liberata, perché la cura riguarda molta gestione, organizzazione, persone… Anche delle altre classi, quelle dei più piccoli e dei più grandi. Tutti i sensi e tutte le intelligenze vengono chiamate, nei loro umani limiti, al rapporto, all’ordine.
Lascio Isabella andare da lei, perché ha bisogno di lei. Anche questo è prendersi cura…
Il nostro ego, le nostre opinioni ed i nostri progetti valgono, ma mai più dei reali bisogni, del benessere, e soprattutto della sicurezza del bambino. Dei bambini.
Vaniglia mi prende per mano:

<< Papà. >>

Mi dice. Le sorrido. Il suo tono, il suo sguardo, il modo in cui la sua testa ciondola verso il basso sulle spalle, mi comunica che il suo atteggiamento è più una maniera di attirare la mia attenzione sul suo sacrosanto bisogno di essere guardata e considerata, che altro, facendo appello alla mia preoccupazione e compassione, ossia nel modo in cui il suo intuito e la sua giovanissima esperienza le hanno già insegnato da tempo. Vaniglia compirà tre anni tra qualche mese. Stringo con fermezza, precisione e delicatezza la sua piccola mano nella mia, un po’ più grande; ma non poi così tanto.

<< Papà è al lavoro, Vì. Viene dopo. Guarda, ci sono tanti bambini che giocano: andiamo a cercare un monopattino o un triciclo libero, ti va? >>

Le propongo dolcemente. Lei annuisce, e così ci avviamo. Afferra con le sue manine il primo monopattino che incrociamo sul nostro cammino. Prosegue con rinnovata serenità e slancio il sentiero della sua vita, senz’accorgersi di farlo senza problemi, in questo momento, senza la mia mano. Che è, ora, piena del suo calore, della sua energia e della sua fiducia. Sorrido, studiando la situazione che mi circonda: stranamente, nessuno si è ancora tirato i capelli, nè è stato morso, pizzicato o preso a pugni. Finché dura…
Non c’è bisogno di foto. Mi siete entrati dentro. Voi crescerete. E mi dimenticherete. Ed avete, tutti, la mia benedizione per sempre.
Così difficile è perdonarsi. Perdonare, anche. Voi riuscite a farlo così velocemente… Spero che riuscirete a non scordarvi di come si fa. A non scordare l’amore…

<< Adam! Adam! >>

Théodore chiama il fratello maggiore dalle fessure della ringhiera del giardino del piano superiore. Adam. Quest’anno è entrato alla scuola materna, ed ora dipinge con i suoi compagni su un gigantesco foglio poggiato a terra.

<< Adam! Adam! >>

<< Théodore, tesoro, da qui non ti sente… Sta facendo un’attività. >>

Théodore si volta verso di me.

<< Io sono il fratello di Adam! >>

<< Certo, tu sei il fratello di Adam: è una bella cosa. Lo so che ti manca. E mi dispiace. Anche a Adam manca Théodore. Ma adesso è lontano, non riesce a sentirti. Lo rivedrai oggi pomeriggio, quando saremo in giardino tutti insieme. D’accordo? >>

Théodore continua a guardarmi per un attimo. Mi ha ascoltata, ma quasi subito sente il bisogno di rivoltarsi verso la ringhiera, e di provare a chiamarlo un’altra volta:

<< Adam! >>

Poi, però, si arrende all’evidenza: smette di cercare di richiamare la sua attenzione, e si limita ad osservarlo dall’alto, con lo sguardo rivolto verso il basso. Quando il rispetto del dolore e dello stato di raccoglimento s’impongono, non è possibile dirgli di no: mi allontano, continuando a lanciargli qualche sguardo di sottecchi.

<< Waaaa! >>

<< Leo! Sei caduto dal triciclo? >>

<< Sì! >>

<< Capita tesoro, non fa niente. Rialzati dai, ce la puoi fare! Bravissimo! >>

Lèon ride, risale sul triciclo e riparte all’avventura, come se nulla fosse successo. Sorrido e guardo l’orologio: possiamo ancora aspettare 15 minuti, prima di mettere a posto i giochi ed avviarci a mettere le scarpe, lavare le mani ed andare a pranzo.
Lancio uno sguardo a Théodore: è ancora lì, vicino alla ringhiera, seduto su un triciclo giallo, verde e azzurro; ma intento a volgere lo sguardo verso il giardino di sotto. Mi avvicino a lui, cominciando a fargli un delicato, ma vivace solletico sul pancino.

<< Ma cosa fa questo bambino? Ma cosa fa questo bambino? Ma ha un pancino! Ma ha un pancino! E lo riempio di solletico! E lo riempio di solletico! >>

Théodore ride, lo sguardo nuovamente luminoso. Guardandomi complice, avanza nel giardino superiore con il triciclo che si era scelto, sempre ridendo, in una muta richiesta d’inseguirlo.

<< Oooora ti acchiappo! Oooora ti acchiappo! >>

Sonia mi taglia la strada ridendo, inseguita da un Leonardo molto contrariato. Noto con la coda dell’occhio Théodore che si ferma, scende dal triciclo e si avvicina al tavolo con i fogli da disegno ed i colori, di nuovo vispo ed allegro, dove stanno già disegnando Viola (non ha nessun pastello in bocca, meno male! Sta solo provando a passarne uno sul foglio… Per ora.), Nicola e Vincenzo.
Continuando a gettare delle occhiate a Viola (ma più serena), mi dirigo verso Sonia e Leonardo.

<< Soooonia… >>

M’inginocchio fino all’altezza dei due litiganti.

<< Stop! >>

Passo un braccio davanti ai due. Entrambi si bloccano, e mi guardano con la bocca aperta.

<< Lollo ha ragione, ‘Nia: non si danno i pizzichi, e ci stava giocando lui con quel lego. >>

Sonia assume uno sguardo contrariato, abbassando il viso corrucciato e stringendo il lego verde tra le sue mani
La guardo dritta negl’occhi, sforzandomi di aggiungere al mio fare deciso anche un tono pacato.

<< ‘Nia, ridaglielo. >>

Lei scuote la testa, cocciuta. Lollo, invece, mi guarda tra lo stupito e lo speranzoso.

<< Ridaglielo. Ci stava giocando lui. >>

Sonia cede: ripassa il lego a Lollo, che scappa via con il prezioso oggetto di nuovo tra le mani.

<< Brava Sonia! Andiamo a cercare un monopattino o un triciclo libero? >>

‘Nia scuote la testa, e corre verso Pauline, la mia collega, ed un altro gruppo di bambini, con i quali sta cantando una canzone. Sorrido, afferrando due piccole scope che si trovavano a terra, decidendomi a mettere a posto mentre continuo ad osservare i bambini.
Dopo il lavaggio delle mani ed il pranzo, riscendiamo un po’ in giardino per giocare. Poi arriva il momento delle ninne…
Sorel afferra con le mani il lettino che stavo portando giù. Mi blocco a mezz’aria, gl’occhi spalancati dal timore che si possa schiacciare le dita.

<< Aspetta, Soso! Vuoi darmi una mano? >>

Soso mi dedica un sorriso enorme, annuendo.

<< Aspetta tesoro, allontanati un attimo… Allontanati un attimo, Soso. Allontanati.>>

Sorel si allontana, continuando a sorridere, lasciandomi così lo spazio di posare una parte del lettino a terra.

<< Ora sì, Soso, aiutami a trascinarlo per favore. >>

Lo lascio riafferrare il lettino dalla parte inferiore, poi comincio a trascinare la brandina dalla parte che ho mantenuto tra le mani, fino ad arrivare alla sua postazione.
Ripetiamo questa sequenza anche con gli altri lettini, e nel frattempo si aggiungono a prestarmi man forte anche altri bambini:

<< Grandi ragazzi! Siete stati bravissimi! Théodore, So, Sonia: grazie mille. >>

Lascio a tutti una carezza sulla testa, sul braccio o sulle spalle.

<< E ora a letto! Buona notte cari. >>

Mentre corrono alle loro brandine, arrivano anche Elena e Pauline con gli altri i bambini: mi avvicino allo stereo per accenderlo, e la colonna sonora della Ninna Nanna di Brahams non tarda ad invadere la sala. Pauline spegne la luce, ed il tempo passa tra ninnamenti, qualche pianto, le parole di conforto, i rimbrottamenti, i baci, le coccole, gli occhi che si chiudono; i lineamenti ed il respiro che completamente si distendono…
E poi, ognuno al suo ritmo (o all’arrivo della mamma, del papà, del nonno, della nonna, del o della babysitter), giunge per tutti il momento del risveglio: l’acqua, la merenda, Soso che prepara la bistecca e la cicoria al cucinino, Nicola che legge un libro,
Alessandra che ha un momento di nostalgia e chiede la mamma, Alessia che la consola con una carezza delicata come il tocco di un’ala di farfalla, Pierre che ha fatto cacca cinque minuti dopo avergli cambiato il pannolino, Vincenzo che si bagna i pantaloni di pipì perché non è riuscito a posizionare bene il pisellino, Lèon che si bagna la parte superiore del body d’acqua (gli avvenimenti normali della vita, insomma), tutti i cambi. Metto la musica, e Lollo, Riwan e Sonia ballano “Baby Shark”…
Prendo Sonia in braccio e la faccio “ballare”, scuotendola con delicata fermezza, facendola stare a testa in giù… ‘Nia ride, gridando “Ancoa!”.
“Sì! Sì!”, “Io! Io!”, “Anche Théodore! Anche Théodore!”, esclamano allegri Lollo, Riwan e Théodore, che ha appena lasciato perdere le macchinine con le quali stava giocando con Alessia, Margot ed Alessandra . Sorridendo, faccio “volteggiare” un po’ tutti e quattro, prima di dare la merenda a Viola e Matilde, appena svegliate e portate da Pauline dalla classe nella quale fanno le ninne. Do il fruttino a Matilde, e quando comincia a piangere la prendo in braccio. Poso il vasetto vuoto dell’omogenizzato bio nel lavandino, in modo che nessun bambino rischi di urtarlo e romperlo, e comincio a cullare Matilde.

<< Shhhh, va tutto bene, va tutto bene…So, ridà subito quel libro a Nicola, lo stava leggendo lui! Lo stava leggendo lui, Sorel, ci sono altri libri sullo scaffale. Grazie. Shhh, va tutto bene, va tutto bene… Non è successo nulla. Vedi? Siamo al nido, stiamo facendo merenda, ci sono i bambini che giocano… >>

Sembra calmarsi un minimo, io intanto mi guardo intorno per controllare gli altri bambini e cercare qualcosa per giocare con lei, magari includendo anche alcuni dei bambini più grandi, quando arriva prontamente Elena, che mi dà il cambio con Matilde, e che mi chiede di portarmi Riri, Pierre, Nicola, So, Vin, ‘Nia, Margot e Vale in giardino. E così, piano, piano, gruppetto dopo gruppetto…
Ci riuniamo tutti lì. In giardino. Si aspettano i genitori, tra giochi, incidenti, scaramucce, risate, canzoncine, corsette, laboratori… Giusy arriva. Gabriella ha già dato il cambio ad Elena. Fabio arriverà tra mezzora, con la sua chitarra salvavita, per fare lo stesso con Pauline.
Giusy ha in mano dei fogli colorati, dei pastelli ed un paio di forbici dalla punta arrotondata, posando subito quest’ultime sulla prima finestra alta che le capita a tiro, ed i primi sul tavolino di plastica rosso che si trova in giardino.
Théodore, intanto, sta giocando e ridendo con Adam, il ritrovato fratello grande. Si spera che non finiscano troppo presto per farsi male, scavezzacolli ed impulsivi come sono…
Saluto i bambini e le colleghe, e mentre mi tolgo la divisa per cambiarmi con una gonna ed un top, e le ciabatte per reindossare i sandali, con un sorriso appena accennato, una domanda mi sorge spontanea…
Durante questa giornata, si può sul serio definire, con totale precisione e sicurezza, chi si è preso cura di chi?


Ma saaaaalve!! Allora, è da un po’ che non posto: e, da come avrete notato, c’è qualche cambiamento in arrivo! La Festa della Rinascita mi ha dato l’imput per apportare al blog quelle modifiche che avevo in mente da un po’.
In primis, vi presento la nuova rubrica che ho tanto titubato a cominciare a pubblicare su questa piattaforma: “Parole”. Questo dovrebbe essere, infatti, l’unico testo che avrà come titolo una frase intera: dal prossimo aggiornamento in poi, dovrebbero uscire solo introspettivi ispirati ad una parola in particolare. Questi introspettivi hanno, come obiettivo globale, quello di “dar voce”.
Infine, passo alla spiegazione che permetterà di avere una visione maggiormente d’insieme (normalmente) dei cambiamenti che ho intenzione di apportare al blog “Poesia in Onda”: in linea di massima, l’aggiornamento continuerà ad essere settimanale. In compenso, ogni settimana verrà dedicata ad un tipo di post differente, nel corso del mese.
La prima, ad un post appartenente alla rubrica da cui tutto è partito: “Poesia e Attualità”.
La seconda, ad un post della rubrica, appunto, “Parole”.
La terza, ad un post della rubrica “Poesie”.
E, nel caso di una quarta settimana all’interno del mese, vi sarà, normalmente, anche un post della rubrica “Improvvisazione”.
… E nel caso della presenza di una quinta settimana? Per il momento, lascerò questo spazio mensile dedicato alle “Interviste”, ma non è detto che quest’ultima rubrica in particolare, più delle altre, non subirà delle nette modifiche, nel corso del tempo!

Virus Gentilus

20/03/2021

Virus Gentilus

Occhi frizzanti e dolci.
Gesti pacati e dinamici.
Batuffolo viola:
parli ai bambini,
per ballare insieme
con speranza consapevole
in una vita che continua.

Omaggio ad Helga Dentale

La Fondazione Montessori Italia, in questo mese di marzo del 2021, ha pubblicato il nuovo numero della sua rivista MoMo (o meglio: di Mondo Montessori). Vi lascio, qui sotto, sia il link per comprare il suddetto, sia il link per trovare alcuni numeri precedenti, scaricabili via PDF, in forma completamente gratuita.
Nel numero sopra nominato, potrete trovare una mia intervista ad Helga Dentale che, per citare le sue stesse parole:

È ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®, docente per la formazione, autrice di libri. Lavora dal 99 nelle scuole utilizzando il linguaggio teatrale e i linguaggi espressivi come strumenti per educare all’ascolto, alle emozioni, alla creatività. Svolge seminari e corsi di formazione per educatori, insegnanti e genitori a Roma e in molte città d’Italia.

Qui sotto, ho messo sia il link del suo sito, che quello del primo video Youtube del progetto pedagogico di Helga Dentale che, nell’intervista, abbiamo tentato di approfondire, caricato sul canale GirasoliTeatro – Teatro in Gioco: quello di Virus Gentilus, che cerca di donare sostegno, linee guida concrete e leggerezza ai bambini, alle famiglie ed alle scuole che si sono ritrovate a dover lottare contro quel bullo di Coronavirus!
Nei due ultimi link, inoltre, ci sono i video nei quali la donna presenta i suoi ultimi due libri pubblicati: “Aiutami a dire: ce la posso fare!” e “Puoi costruire per me una scuola gentile?”! Subito dopo i suddetti, troverete, per ultima, ma non per importanza, l’intervista in sé.


https://www.erickson.it/it/momo

http://www.teatroingioco.it/sito/


Virus Gentilus: il virus che non fa ammalare, ma che aiuta a “Seminare gentilezza”



Siamo qui riuniti oggi per intervistare Helga Dentale, ideatrice del Metodo Teatro in Gioco®, docente per la formazione, autrice di libri. Lavora dal 1999 nelle scuole utilizzando il linguaggio teatrale e i linguaggi espressivi come strumenti per educare all’ascolto, alle emozioni, alla creatività. Svolge seminari e corsi di formazione per educatori, insegnanti e genitori a Roma e in molte città d’Italia.

E noi la intervisteremo sul suo progetto pedagogico Virus Gentilus che, in maniera particolare durante il lockdown, ha svolto un ruolo importante nella vita delle famiglie e delle scuole che ha avuto modo di “contagiare“.


1) Nel primo video di Virus Gentilus di youtube, egli viene presentato ai bambini ma, in realtà, è già stato possibile fare la sua conoscenza nel libro Empatia vince Bullismo… Quali fatti, quali emozioni e/o quali incontri particolari hanno in realtà ispirato la nascita di questo personaggio?

Il personaggio di Virus Gentilus è nato dall’esigenza di lavorare sul linguaggio gentile con i bambini in età prescolare. Desideravo strutturare un percorso specifico sulla gentilezza per esplorare questa vasta tematica con i bambini, per non farne solo una prassi formale fatta di buongiorno o per favore, cercando invece di riflettere insieme sul senso della gentilezza: che cos’è? Come si manifesta? Cosa significa essere gentili? Da quando ho iniziato ad ideare il mio metodo, i “personaggi costanti” hanno assunto un ruolo molto importante: accompagnano me e i bambini in un percorso espressivo tematico, in uno “sfondo integratore” che diviene filo conduttore del laboratorio, e contesto “fantastico” da scoprire insieme. Anche Virus Gentilus è nato così: è diventato il protagonista della fiaba interattiva “Virus Gentilus ha bisogno di aiuto” e ci accompagna in tutto il laboratorio Piccoli esploratori in cerca di gentilezza.

2) Come, quando e perché Virus Gentilus ha trovato “forma concreta” in un burattino?

Appena ho ideato la fiaba “Virus Gentilus ha bisogno di aiuto” ho disegnato il personaggio e ho inviato il disegno a Silvia, referente del progetto Dalla carta alla stoffa. È nato subito il “burattino” di Virus Gentilus. Essendo una fiaba interattiva non utilizzo il libro per raccontarla ma uso direttamente il personaggio Virus Gentilus, che animo per dialogare con i bambini. Rendere concreto Virus Gentilus era necessario: è lui il protagonista della storia, è lui che cattura l’attenzione dei bambini e li diverte con il suo buffo linguaggio. È lui che gli chiede direttamente aiuto quando, nella città di Maleducanda incontra diversi bambini prepotenti e non riesce a trasmettergli un po’ della sua gentilezza: saranno proprio i bambini a costruire una “Casa gentile” che aiuterà tutti a conoscere la gentilezza.

3) Si è trattata della sua prima esperienza nel campo del teatro dei burattini e delle marionette? Come l’ha vissuta?


Rispetto allo schermo è stata la mia prima esperienza con i burattini: non li avevo mai utilizzati nei video. Con i bambini e nei laboratori strutturati con il Metodo Teatro in Gioco® invece uso spesso pupazzi e burattini come personaggi mediatori: è ormai una caratteristica delle mia metodologia. I personaggi diventano mediatori didattici relazionali permettendo al bambino di mettersi immediatamente in empatia, facilitando la comunicazione e la condivisione di pensieri ed emozioni. Sono circa vent’anni che utilizzo pupazzi negli incontri con i bambini ma farli diventare protagonisti di un’avventura online è stata una novità. È stato molto stimolante, ho colto subito le potenzialità del personaggio di Virus Gentilus e il legame che riusciva a creare con i bambini in un momento così delicato e destabilizzante. Per questo motivo dopo il primo video, ho deciso di realizzarne altri e di dar vita al progetto Seminare Gentilezza.


4) Com’è nata l’idea della lingua di Virus Gentilus? È stato subito chiaro per lei che lui non avrebbe parlato lo stesso linguaggio degli esseri umani?


È il primo personaggio, fra tutti quelli che ho ideato, a parlare un linguaggio immaginario. Ogni mio personaggio è caratterizzato da un modo di “essere” e di parlare, ovviamente. C’è chi sussurra, chi urla ma poi impara anche a sussurrare, chi sbaglia tutte le parole ed è molto buffo, chi ha una tonalità molto acuta, chi parla con un ritmo lentissimo e così via. Ma tutti sono comprensibili. Con Virus Gentilus ho avvertito subito la necessità di inventare una lingua. Rappresentando un “virus” – il virus della gentilezza – avevo la necessità di renderlo un esserino molto particolare, fuori dagli schemi. L’idea del virus mi è venuta in mente pensando alla gentilezza come qualcosa che possiamo “trasmettere”, e mi sembra una buona strada da seguire anche nell’educazione dei bambini: la gentilezza si può “apprendere” e “trasmettere” agli altri attraverso l’esempio e precise scelte comportamentali; si tratta di sviluppare senso etico. Avrei potuto creare un “re” della gentilezza o un eroe gentile ma Virus Gentilus mi è sembrato subito la scelta migliore! Il suo modo di parlare è nato così, in modo molto naturale, ed è stato anche molto divertente trovare e poi codificare il suo linguaggio.


5) La lingua di Virus Gentilus è fondata sul canto, sulle ripetizioni, sul gioco… Ma è anche recitata in maniera fluida, decisa e precisa. Ha mai avuto esperienze teatrali legate al grammelot?


Adoro il grammelot e nella mia formazione teatrale l’ho sperimentato tante volte. Anche come operatrice teatrale ho più volte lavorato con i bambini più grandi (9-10 anni) sulla sperimentazione di linguaggi immaginari. È una ricerca ricca di valenze espressive ed educative: la parola diventa soprattutto suono, ritmo, intenzione. Devi farti comprendere pur utilizzando vocaboli inventati, inesistenti. È un ottimo esercizio per allenare la fantasia e la creatività, ma anche per riflettere sul significato del linguaggio che non è fatto solo di parole ma si nutre anche di intenzioni, di ritmo e sfumature vocali, di espressione corporea e gestuale. In questo tipo di esperienza si lavora soprattutto sui diversi livelli della comunicazione, paraverbale e non verbale.


6) Oltre che di Gentilezza, di cosa è fatto Virus Gentilus?


Virus Gentilus è un personaggio gentile, empatico ma anche molto determinato. C’è ancora un pregiudizio di fondo che ci porta ad associare la gentilezza ad un carattere più succube, più remissivo. Chi è gentile a volte è considerato più debole, perché non si impone con la forza. Non è un caso che la gentilezza sia spesso considerata come una prerogativa delle bambine, mentre dai maschietti ci si aspetta più irruenza. Anche in questo caso si tratta di uno stereotipo condizionato da una visione sessista. La gentilezza non è debolezza ed è – dovrebbe essere – per tutti e di tutti, maschi e femmine. Virus Gentilus è l’emblema di una gentilezza che si manifesta nei modi, nelle scelte comportamentali, nell’empatia alla base delle relazioni, ma che non è mai succube, non ha paura dei prepotenti. Virus Gentilus è pronto a contrastare quel bullo di Coronavirus nel rispetto delle regole e attraverso la condivisione delle risorse. Virus Gentilus è fatto anche di resilienza: sa che dalle difficoltà possiamo sempre imparare e che le nostre fragilità possono trasformarsi in opportunità.

7) Com’è nata la collaborazione “Dalla carta alla stoffa” con l’educatrice Silvia Alfonsi?


Io e Silvia siamo amiche da una vita. È come se fosse mia sorella. Silvia è un’educatrice e un po’ di anni fa si è avvicinata al Metodo Teatro in Gioco® in modo diretto: si è formata al Corso Nazionale per operatori teatrali per bambini e ha iniziato a portare a scuola i laboratori teatrali. Ha conosciuto i personaggi da me ideati sperimentandoli direttamente con i bambini. Parallelamente Silvia ha iniziato a cucire, è nata in lei una grande passione. Dalla carta alla stoffa è nata così: due amiche, un metodo di pedagogia teatrale, i personaggi disegnati da me e realizzati in stoffa da lei… Ci siamo dette: proviamo? Ed è iniziata questa avventura.


8) La decisione di mostrare il suo volto è stata una scelta che ha preso da subito, o è stata ponderata, influenzata da delle richieste esterne o da un proprio cambiamento d’idea?


È stata una scelta maturata in divenire. Con i video di Virus Gentilus e la nascita del progetto Seminare gentilezza molte insegnanti, operatrici della Rete Teatro in Gioco e tanti genitori hanno iniziato ad inviarmi le foto dei disegni e degli elaborati dei bambini: sono stata letteralmente sommersa da decine di immagini di zuppe scaccia paura, barattoli della calma, sacchetti dei bacetti, maschere delle emozioni, “conserve di sole”… Si tratta di attività espressive che Virus Gentilus ha proposto nei video, per permettere ai bambini di esternare le emozioni, per creare degli oggetti “simbolici” in un periodo di grandi limitazioni e paure. I bambini hanno risposto con grande entusiasmo! Molte immagini mi arrivavano anche su whattsapp e in questo caso io rispondevo con un messaggio vocale, salutando e ringraziando i bambini, prima come Virus Gentilus (parlando con il suo linguaggio e la sua voce) e poi come Helga, traducendo il messaggio in italiano. Questi messaggi sono piaciuti tantissimo ai bambini. Mi rispondevano nuovamente, ringraziavano Virus Gentilus con evidente emozione nella voce. Gli facevano domande, gli auguravano la buonanotte o il buongiorno. Qualche bambino però chiedeva anche di me: Tu invece chi sei? Sei l’amica di Virus Gentilus? Quando ti conosciamo? In effetti io ero una voce, sempre presente, ma mai un volto. Ho così deciso di mostrarmi ai bambini in alcuni video.


9) Il giallo è il colore che fa da sfondo al simpaticissimo Virus Gentilus… Un colore che esprime allegria, apertura, e al contempo uno stato di tensione, in cui l’energia scorre, diventa adrenalina e tutti i sensi sono “in allerta”… C’è una ragione particolare che l’ha spinta ad usare, per ogni video di Virus Gentilus, uno sfondo di questo colore?

La prima esigenza è stata quella di creare uno sfondo senza elementi di disturbo, senza distrazioni: Virus Gentilus doveva essere il protagonista assoluto. L’immagine globale doveva risultare pulita, chiara, permettendo ai bambini di concentrarsi sul personaggio e sulla storia. Insieme a Fabio Filippi, che mi ha aiutata nelle riprese e nel montaggio, abbiamo scelto il giallo perché è un colore che comunica energia, solarità. Mi sembrava adatto a far da sfondo alle avventure di Virus Gentilus. Il personaggio è viola e quindi il suo colore è complementare al giallo. Facendo una prova di registrazione mi è sembrata un’immagine equilibrata dal punto di vista cromatico e coinvolgente dal punto di vista emotivo. Nella sua semplicità il messaggio arriva in modo diretto ai bambini.



10) In che modo questa esperienza ha cambiato il suo modo di vedere, vivere ed usare la tecnologia come strumento pedagogico?


Sono sempre stata un po’ restia rispetto all’utilizzo della tecnologia. Forse perché lavorando con i linguaggi espressivi, lavorando sulle emozioni, il contatto diretto si è sempre rivelato fondamentale per creare uno scambio dialogico, un clima di ascolto attivo, un legame empatico con i bambini o con gli insegnanti, nei corsi che conduco. Avevo già realizzato dei video didattici incentrati su alcune mie fiabe o filastrocche e pubblicati su YouTube, ma niente di più. Con l’emergenza covid-19 tutto il lavoro che stavo portando avanti nelle scuole e nei corsi di formazione si è interrotto bruscamente: lo schermo diventava l’unico strumento per continuare a tessere una tela pedagogica con gli insegnanti, per arrivare nelle case, per avere un contatto con i bambini. È stata una grande scoperta per me. Ho iniziato anche a creare dei webinar formativi per gli insegnanti, ad organizzare dirette fb per parlare di educazione emotiva, di scuola inclusiva … Sto seguendo diverse scuole online, ho svolto la formazione a distanza per tutte le educatrici e le insegnanti (del segmento educativo 0-6) di Roma Capitale … La tecnologia mi ha permesso di continuare a fare il mio lavoro, in modo diverso ovviamente. Ho molta voglia di tornare in presenza in classe, e nei corsi di formazione con le insegnanti … mi manca quella vicinanza, mi mancano gli sguardi che si incontrano, le mani che si stringono. Ma oggi dico: ben venga la tecnologia! Come sempre non andrebbe mai demonizzato uno strumento in sé, l’importante è riflettere sull’uso che scegliamo di farne.



11) Oltre alla visione del video ed alla visita sul sito del
Metodo Teatro in Gioco, ci sono stati altri modi in cui è stata effettuata la propaganda del progetto pedagogico Seminare Gentilezza nelle case e nelle scuole, di cui quello di Virus Gentilus fa naturalmente parte?


C’è stato un enorme passaparola fra gli insegnanti di molte città d’Italia. Se scrivi Virus Gentilus su google troverai molti istituti comprensivi, scuole comunali, statali o private che hanno adottato il progetto pedagogico Seminare gentilezza e hanno inserito il percorso con Virus Gentilus nei propri programmi scolastici. È stato molto gratificante per me. E ho trovato anche diverse riviste online e blog che hanno diffuso i video di Virus Gentilus. Tutto questo ha portato molte persone a conoscerlo. C’è stato poi un lavoro d’equipe con tutta la Rete Teatro in Gioco, che è formata da insegnanti, operatrici e operatori teatrali che utilizzano il Metodo Teatro in Gioco®, con i quali c’è un rapporto di collaborazione costante e attiva. Con la Rete abbiamo realizzato due video speciali di 30 minuti, con Virus Gentilus protagonista e tante attività, fiabe e filastrocche del metodo, raccontate da noi: un bellissimo lavoro di squadra.


12) Come e da quali fonti di ispirazione nasce il progetto Seminare Gentilezza?


Sono diversi anni che faccio ricerca sul linguaggio gentile, riflettendo sulla necessità di costruire un nuovo lessico dell’educare. Non a caso il mio nuovo libro in cantiere, per la casa editrice Lindau, tratta proprio questo tema. Il clima sociale di questi ultimi anni non fa che inneggiare alla violenza e alla volgarità. C’è bisogno di gentilezza, ascolto, rispetto. Il progetto Seminare gentilezza è in linea con questo mio sentire, e con queste ricerche. Significa: facciamo rete, diffondiamo insieme il linguaggio dell’empatia e della condivisione.


13) Sono previsti altri video di Virus Gentilus?


Per ora Virus Gentilus è tornato per augurare ai bambini buon anno scolastico, sottolineando la particolarità di quest’anno, fatto di distanze e norme da rispettare, ma facendo leva sulla bellezza di stare finalmente insieme e sul potere della resilienza. Era doveroso far tornare Virus Gentilus all’inizio della scuola. Sicuramente non è stato un congedo: ha ancora tante cose da fare insieme ai bambini.


14) Virus Gentilus sarà presente nel nuovo libro?


Nel mio nuovo libro, appena uscito, “Aiutami a dire: ce la posso fare!” Virus Gentilus non c’è. Si tratta di fiabe interattive incentrate sulle emozioni e sull’autostima. Ha fatto ritorno un altro personaggio molto amato dai bambini però: Ricciolina con le sue scatoline delle emozioni. I personaggi che abitano nella mia Borsa delle Storie sono tanti: devo dare spazio a tutti, altrimenti potrebbero restarci male.

Uova azzurro cielo

13/03/2021


Uova azzurro cielo

Quel pettirosso ha deposto le sue uova
nel cielo di sogni dimenticati al risveglio.
Nel cielo di sogni indelebili per l’anima
rimasta bloccata al giorno venturo,
in cui il fuoco è stato appiccato
alle case ed alle speranze.
Alcune uova
in uno stato interno vegetativo
si sentono già morte.
Altre
pigolano nel tentativo
di mettere a tacere il silenzio,
la recita del torpore
politico.


Il 19/02/2021, il New York Times ha pubblicato la testimonianza di Mayyu Ali, un poeta Rohinghya, profugo in Bangladesh, originario della Birmania.
Vi lascio qui sotto non solo il link del suddetto articolo, ma anche quello dell’account twitter di questo autore, nonché quello del libro che ha pubblicato nel giugno del 2019: “Exodus: Between genocide and me”.
Vorrei, inoltre, condividere con voi le ultime parole che ha scritto proprio sul suo account twitter, il 02/09/2019, che trovo profonde, piene della verità che cerca di farsi sentire, e proprio per questo così d’effetto:

I am a survivor
Not a victim

I am a hero
Not a virus

Read my story
Not my name”



I bambini rubati

04/03/2017
04/03/2021

I bambini rubati

Cordoni ombelicali strappati
e poi appesi
ancora sanguinanti
nella notte.
Le stelle
come agganci.
Il vento li esibisce
sbatacchiandoli come stendardi.

Las abuelas y las madres de la plaza de mayo continuano sus marchas ogni giovedì dal 30 aprile del 1977, alla Plaza de Mayo di Buenos Aires, anche se, visto il periodo, al giorno d’oggi, ognuna le continua a modo suo… Demetrio Iramain ed Hebe de Bonafini, sul canale YouTube Asociacion Madres de Plaza de Mayo , giovedì scorso, il 25/02/2021, hanno caricato la Marcha N° 2237.
Mi sento di consigliarvi, su questo argomento, e se riuscite a recuperarlo, il film “La Historia Oficial”, oltre al video del canale che vi ho appena accennato, dove potrete vedere, se lo desiderate, il documentario “Todos son mis hijos”, caricato il 25/03/2020.
Il 02/03/2021, sul loro sito ufficiale, è stato anche comunicato che, in questo mese considerato, in Argentina, a quanto pare, come quello della Memoria, la Casa de las Abuelas de la Plaza de Mayo verrà aperta al pubblico.

https://www.youtube.com/watch?v=PU6mFGSKNhc

https://www.youtube.com/watch?v=1QUmcswORJc

https://www.abuelas.org.ar/noticia/visitas-cuidadas-a-casa-por-la-identidad-1424

Candida auris

28/02/2021

Candida auris

Non è un virus.
Non è un batterio.
Peste non è il suo pseudonimo.
Che cos’è?
È un fungo!
Sa giocare a nascondino,
non farsi trovare.
Tra maschere e travestimenti,
spesso riesce
a beffarsi delle diagnosi
e dei farmaci
contro di lui
utilizzati.
Candida auris:
un fungo non novello.
Un fungo
ricoperto da un mantello nero
sul quale proiettare
l’ennesimo spettacolo dell’Informazione.

Il Fatto Quotidiano, ma anche il QuiFinanza, il 03/02/2021, ha pubblicato un articolo sul fungo denominato “Candida auris”.
Mi sento di condividere con voi anche, però, due link di altrettanti post della pagina web Microbiologia Italia, l’uno pubblicato l’08/05/2017, e scritto da Francesco Centorrino, mentre l’altro il 15/09/2016, e scritto da Salvatore Gemmellaro.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/03/candida-auris-il-patogeno-gia-noto-da-tempo-che-i-cdc-negli-usa-monitorano/6088736/