Dopo una Chiacchierata con Olivier Malcor, Filosofo Franco Olandese (laureato proprio in quest’Arte alla Sorbonne Paris IV, dove ha anche scritto una tesi sul “Teatro Invisibile”), ed esperto del Teatro dell’Oppresso, ha fondato PartecipArte nel 2008, a Roma, in Italia. Sul suo sito ufficiale, questa Compagnia viene descritta con le seguenti parole:
“PartecipArte è una compagnia di Teatro dell’Oppresso che mette in scena i disequilibri di potere e offre l’occasione di provare ad affrontarli collettivamente in un quadro protetto e divertente. Abbiamo raccolto e sviluppato tecniche ludico-teatrali in tutto il mondo. Questi strumenti servono per allenarsi a sormontare le oppressioni in modo creativo. Usiamo queste tecniche nelle scuole, carceri, università, comunità, piazze, paesi in guerra, con ONG, associazioni e istituzioni di tutto il mondo.”
Il Teatro dell’Oppresso è nato in primo luogo in Brasile, grazie ad Augusto Boal (ispirandosi molto alla Pedagogia dell’Oppresso, di Paulo Freire), di cui ho condiviso il link del documentario sulla sua vita nel post del link qui sotto (ma questa frase può funzionare anche come scioglilingua, per caso?):
Il Teatro dell’Oppresso viene, spesso e volentieri, “suddiviso” in sei “Famiglie Teatrali”: il Teatro Forum, il Teatro Immagine, il Teatro Invisibile, il Teatro Giornale, il Teatro dell’Arcobaleno del Desiderio, ed il Teatro Legislativo. Trai Laboratori/Eventi proposti da PartecipArte…
… Ci sono anche quelli di Hanin Tarabay, Operatrice Teatrale Palestinese, oltre che Narratrice, specializzata anche in approcci sensibili al trauma.
A Parigi, invece, per i Trent’anni del Festival Carte Blanche, del e sul Teatro dell’Oppresso, in questo 2026, è intervenuta anche Nawal Sharifi, Operatrice Teatrale Iraniana, con il suo spettacolo “Le Petit Poisson Noir” (creato per, e con dei bambini), al Théâtre de l’Opprimé de Paris, su una Favola di Samed Behrangi:
Lei si occupa anche di Progetti del Teatro dell’Oppresso bilingue (facilitando la pratica della lingua persiana di bambini che l’hanno, di base, come lingua madre, per esempio), con persone migranti o, comunque, in qualche modo marginalizzate.
Un’altra Associazione francese su cui si può consigliare fare qualche ricerca, e della quale ci ha parlato proprio Olivier Malcor, è quella di Naje:
Durante questa Chiacchierata con Olivier Malcor, nella quale si è cercato di “visualizzare” al meglio delle nostre capacità cosa sia il Teatro dell’Oppresso, in alcune delle sue realtà e possibilità attuali, c’è stato anche modo di “mettere a confronto” il Jolly/Joker del Teatro dell’Oppresso ed il Jolly/Giullare, del Grammelot di Dario Fo’:
Il Joker, nel Teatro dell’Oppresso, provoca, cerca la reazione: è il Narratore, il Facilitatore del Teatro Forum. Ha un ruolo molto importante, neutrale, centrale: crea, mantiene il legame tra il pubblico e la scena. E queste caratteristiche della sua postura sembrano avere, almeno in questa mia, personale “prima occhiata”, delle similitudini interessanti con il Giullare del Grammelot.
A livello più personale, Olivier Malcor ha anche parlato della definizione che ha potuto dare, e di quella che dá oggi, nella sua vita privata, nella sua vita professionale, “forse anche di attivista e politica”, e … E di quella che vorrebbe attualmente, dargli in futuro: il Teatro dell’Oppresso è stato per lui, soprattutto, uno strumento creativo, ed è, sì, molto politico. C’è anche un tipo di Teatro dell’Oppresso che si collega molto alla Filosofia Marxista, per esempio. In altri casi, è anche molto presente la musica: spesso in quello del Brasile (l’”Originario”, O Teatro do Oprimido), tanto per dirne uno! Olivier Malcor è molto Femminista, ed adesso è interessato a continuare ad esplorare le questioni legate al Genere, alla Transessualità, al mondo Queer, alla Sessualità in generale, in particolare con il Teatro dell’Oppresso. Quest’ultimo, è entrato nella sua vita ai suoi 22, 26 anni, ed è, e continua ad essere molto importante: è un po’ diverso il modo di dedicarvicisi, il planning che può avere, per via del planning familiare che, nel tempo, è molto cambiato, insieme alle sue situazioni di Famiglia.
Il Teatro dell’Oppresso può intervenire, avere a che vedere in e con tutte le questioni di rapporti di potere, nei loro più piccoli gesti, ovunque, adattandosi ai problemi ed ai quesiti di tutte le parti del Mondo. Grazie ancora di cuore ad Olivier Malcor, per il tempo di questa Chiacchierata!
Qui sotto, invece, potrete trovare i link di quattro video di PartecipArte, pubblicati sul sito di Youtube:
Sono mesi che cerco le parole, ma non riesco a trovarle… Avevo anche l’idea di aspettare la Giornata dedicata alle Persone Scomparse. Forse non c’è mai un momento veramente giusto, a parte quello che ti senti tu, da dentro.
Ho così paura di dire qualcosa di inadatto, che non renda giustizia a questo Poeta, al suo Ricordo… E a questa Speranza.
Per chi può capirla, lascio il link di un “podcast” su Youtube che è stato dedicato proprio ad Innocent Bahati. Uno alla sua ultima Poesia conosciuta (se non ricordo male): “Rubebe”. Ed uno di un post del sito Musabyimana, anch’esso una voce del suo Ricordo.
Sembra sempre così assurdo, tanto di ciò che accade, che è accaduto, sta accadendo… Probabilmente, lo è soprattutto quella piccola, minuscola Speranza che lui possa essere ancora vivo e che soprattutto, un giorno, possa ritrovare la sua, o una nuova sua Casa.
E del documentario condiviso sugli Uiguri (il video di quel documentario è stato tolto o bloccato da allora… Ho allora messo il link di un secondo documentario, fatto sempre da ARTE)?
Ecco, quella che vi linko qui sotto è una Petizione in loro favore: possiamo sostenerli boicottando le marche presenti nella “Lista della Vergogna” (potete trovarla sia nel link presente nella Petizione stessa, che in rete), ovvero quelle marche acquistanti i prodotti che gli Uiguri rinchiusi nei “Campi di Rieducazione” cinesi sono costretti a fabbricare… E con una firma:
Questi quattro Fiori in Versi hanno trovato il loro posto, nella città di Roma, rispettivamente…
-Nel cestello di una bici a noleggio, su Via Giovanni da Empoli (il 3 aprile di questo 2025):
1* Non invano
Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano.
-Nella cassetta delle lettere della fermata della metro B “Piramide” (il 3 aprile di questo 2025):
2* Pastinache dell’ultima pioggia
Proprio lì, dietro l’erba abbastanza verde li ho visti nei loro mazzi sotto le loro foglie addolorate da tante dimenticanze mentre le loro radici portano fino ai canti questa memoria stropicciata cullate dalla lana di qualche nido delle ausiliarie.
Di Les faits Plumes – L’effet Plumes Tradotto da Onda
-Accanto alla rampa di scale dell’uscita della metro B “Piramide”, vicino all’entrata della stazione dei treni (il 13 aprile di questo 2025):
3* Il lamento dell’anatra
(Dedicata a chi è stato ucciso in casa propria)
Il cielo uggioso secerne il mattino a gocce. La ferita enorme squarcia il palazzo di fronte. Il sole filtra, attraversandola, fin quaggiù.
Fisso questo incubo, incredula e impotente, stento a crederci ma sul palazzo di fronte risuona il lamento di un’anatra funesto…
In quel palazzo, colpito al centro del petto, soltanto ieri, abitava gente diversa, meravigliosa, tranquilla e normale. Felice, magari. Vola via, anatra, non mi straziare il cuore!
Qui abitava gente senza colpe, lascia le loro anime librarsi sopra la loro casa! Non oscurare a loro il cielo, uccello traditore! È tardi per aprire le tue ali sopra il loro tetto!
Di Oksana Stomina Tradotto da Marina Sorina
Versione originale (in ucraino)purtroppo non pervenuta.
-Su un treno per Roma (del 13 aprile di questo 2025):
4*
Con te partirei in un posto lontano dove il silenzio è musica se mi stringi la mano.
Di Erginiaz
Versione originale qui sopra ritrascritta (in italiano).
Oggi, voglio condividere con voi la puntata del 10 di luglio del 2025 del podcast quotidiano della rivista Internazionale, sul ritorno delle frontiere interne in Europa, e sulla persecuzione degli Alawiti in Siria:
E la mia traduzione in italiano (dal francese) della poesia “Pioggia battente” di Fadwa Souleimane, di origine Alawita, rifugiata politica in Francia dal 2012, nata ad Aleppo nel 1970, e morta a Parigi nel 2017. Attrice. Attivista. Poetessa.
Pioggia battente
Pioggia battente venti violenti le sue piccole dita sono davanti alla padella sui bottoni del suo grembiule per la scuola su una fetta di pane al timo le fa passeggiare sui muri ripetendo una melodia della sua lezione di canto salutando con lo sguardo il gelsomino dei vicini adesso le sue piccole dita sono sul suo banco su una matita tengono una gomma tracciano su un quaderno le prime lettere dell’alfabeto cancellandone quelle scritte male eccole che stringono dei pastelli disegnano l’adorata bandiera danno dei colori ai fiori
Pioggia battente venti violenti le sue dita diventate grandi stringono del freddo metallo obbedendo all’ordine fuoco ma le sue dita non premono il grilletto un proiettile si è annidato nella sua testa da dietro senza sapere cos’hanno toccato prima le dita che ora lo uccidono
Pluie battante
Pluie battante vents violents ses petits doigts sont devant le poêle sur les boutons de son costume d’école sur une tartine au thym il les promène sur les murs en répétant un air de sa leçon de chant en saluant du regard le jasmin des voisins ses petits doigts sont à présent sur son banc sur un crayon ils tiennent une gomme tracent sur un cahier les premières lettres de l’alphabet en effacent les mal formées les voilà qui serrent des crayons de couleur dessinent le drapeau adoré donnent des couleurs aux fleurs
pluie battante vents violents ses doigts maintenant grandis pressent un métal froid obéissant à l’ordre feu mais ses doigts n’appuient pas sur la détente une balle s’est logée dans sa tête par-derrière sans qu’il sache ce qu’ont touché auparavant les doigts qui le tuent
L’ACAT (l’Azione Cristiana per l’Abolizione della Tortura) sta cercando di spingere il presidente del Rwanda ad agire per scoprire la verità sulla “scomparsa” del Poeta Innocent Bahati, avvenuta il 7 febbraio del 2021. Il 10 gennaio di quello stesso anno, aveva pubblicato la sua poesia “Nutrimi” (“Mfungurira”) che raccontava, da come ci viene detto, della vita difficile di tanti giovani del Rwanda.
Nel sito della stessa ACAT, viene proposta una “lettera standard” da inviare via e-mail al Presidente Paul Kagame:
<< Son Excellence Monsieur Paul Kagame Président de la République Présidence de la République du Rwanda
Village Urugwiro, Kigali Rwanda Courriel : paulkagame@gov.rw ; Cc : Ambassade du Rwanda – 30 rue de l’Assomption, 75016 Paris ambaparis@minaffet.gov.rw
Monsieur le Président de la République,
À la suite des informations reçues de l’ACAT-France, je souhaite vous faire part de mes vives préoccupations concernant l’absence d’informations sur le sort du poète rwandais Innocent Bahati. Il est introuvable depuis sa disparition le 7 février 2021 et ses proches n’ont pas de nouvelles. Reconnu pour ses critiques, il a déjà été victime d’une disparition forcée en 2017 au Rwanda, où il a été détenu sans inculpation et au secret, par la police, pendant trois mois.
Les autorités rwandaises ne respectent pas leurs obligations légales concernant les disparitions forcées. Il est urgent qu’elles mènent une enquête indépendante et transparente sur la disparition d’Innocent Bahati, avec des conclusions publiques.
Je vous remercie de votre attention et vous prie d’agréer, Monsieur le Président, l’expression de ma haute considération. >>
Il Rwanda sta vivendo una situazione difficile da un po’, come ce lo spiegano anche Francesca Sibani ed un giornalista dell’Afp, nei loro articoli del 31/01/2025 e del 19/06/2025, sulla rivista Internazionale:
“Il Movimento 23 marzo è uno dei più di cento gruppi armati attivi nell’est della Rdc, un territorio che dai tempi del genocidio ruandese del 1994 (in cui gli estremisti hutu ruandesi uccisero 800mila loro connazionali tutsi e hutu moderati) non ha praticamente mai conosciuto la pace, proprio a causa della presenza di una miriade di milizie interessate a sfruttare e contrabbandare le ricchezze minerarie della zona.”
“Kinshasa aveva accusato il Ruanda di voler mettere le mani sulle risorse naturali delle province del Nord e Sud Kivu, mentre Kigali aveva smentito affermando di voler sradicare i gruppi armati che considera una minaccia alla sua sicurezza, in particolare le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), attive nell’est della Rdc.
La parte orientale della Rdc è in preda a conflitti armati da più di trent’anni. Dal 2021 sono stati firmati e violati almeno cinque cessate il fuoco.”
(“Tutt’er tempo / che togliamo / alle esperienze / e alle persone care, / dubito ce verrà / restituito / agli ingressi / delle nostre bare.”)
A Roma, tra strade come Via della Luce e vicoli nascosti, sono disseminate poesie di strada scritte in diverse lingue, in vari generi e, in particolar modo, come potrete ben immaginare: in romanaccio, er dialetto della città.
L’arte di “stendere” parole sui muri (come scrive il Poeta della Serra sul suo sito http://www.poetadellaserra.it) sarebbe arrivata in Italia, ispirata dall’America, negli anni Sessanta, tramite fogli appiccicati su vari e variegati “supporti” urbani (perlopiù muri), con scritte a pennarello su di essi.
Er Pinto, nei primi sei anni come componente dei Poeti der Trullo (gruppo composto da Inumi Laconico, Er Bestia, Marta der III Lotto, Er Farco, Er Quercia e Sara G), ha cominciato a ricoprire i muri romani delle sue opere poetiche nel 2010. Nel 2015, viene pubblicata la prima edizione del libro “Metroromantici” del gruppo. Dal 2017, Er Pinto crea anche in duo, con lo pseudonimo Point Eyes, insieme a Yest. Ha collaborato anche con diversi musicisti, tra cui il gruppo Colle der Fomento.
Qui sotto, potrete trovare i link dei loro rispettivi siti:
Questa poesia di strada è stata tra le prime sue ad essere “impressa” sui muri de Roma, ed è tra quelle che più si possono ritrovare tra le strade e le vie della città. Nel 2015, in uno dei quartieri pionieri della Street Art romana, er Trullo, ebbe luogo il Festival Internazionale della Poesia di Strada, che riunì diversi graffitari, streetartistis e poeti del mondo per comporre un graffito collettivo. Il suddetto Poeta ha anche pubblicato due libri (il secondo con la casa editrice da lui fondata: la Sine Luna Editrice): “Il Peso delle Cose” e “Mal di Mare”.
Erginiaz è una Poetessa della Strada che, sul suo profilo Instagram, cita una parte della canzone “Fille du vent” della cantante Keny Arkana.
(“Con te partirei / in un posto lontano / dove il silenzio è musica / se mi stringi la mano”)
La Poesia di Strada s’incide, quasi, in una città e nella sua storia, con le sue parole immediate, ogni verso immerso in una musicalità di un certo impatto. Il Poeta della Serra, che viene da Matera, “stende” poesie tra vie e vicoli dal 2014, anche a Roma, Bari, Torino, Treviso, Napoli, Parma, Bologna e Milano. Ha scelto, spesso e volentieri, come sue “tele”, luoghi e oggetti di per sé considerati poco “attraenti”, come, ad esempio, i bidoni della spazzatura. Ha pubblicato la sua raccolta “Frutti di mal3” nel 2021, e i “Biscotti della sfortuna” nel 2023. Il suo sito ufficiale è il:
(“Non è tra / i petali / ma tra i rovi / che o ti perdi / o ti ritrovi.”)
Paolo Gambi, dal canto suo, ha fondato il Rinascimento poetico. Il “Rinascimento poetico è nato in Italia e si sta espandendo in tutto il mondo”, viene scritto sullo stesso sito di questo gruppo (www.rinascimentopoetico.it), dove si racconta con le parole qui sotto riportate:
“Rinascimento poetico è un movimento spontaneo, inclusivo, uno spazio libero per poeti e poetesse di qualunque origine, convinzione o condizione sociale, uniti da un’unica convinzione: la poesia può salvare il mondo.”
Il loro motto sembra voler incoraggiare ognuno di noi a lasciar uscire Il Poeta, la parte poetica che palpita, scalpita anche, a volte, in ognuno di noi:
“Le Bellezza sta già salvando il mondo e tu puoi contribuire con un verso”.
“Poesia di Strada” può anche essere, però, omaggiare, citare altri poeti e artisti, come è stato fatto in onore del sociologo e fotografo Lewis Wickes Hine:
(“Ho / sempre / pensato / che la fotografia fosse / come una barzelletta: / se la devi / spiegare non è / venuta.”)
Questo martedì di San Giovanni (il 24 giugno 2025), lungo la tratta di un Cotral partito la mattina da Gaeta, per arrivare fino alla Stazione di Formia, o direttamente alla stazione stessa, o addirittura sul treno che, da lì, andava fino a Napoli Centrale, è caduto un quaderno di poesie azzurro, con la copertina in pelle vegana, con una tartaruga marina “disegnata” sopra.
Se qualcuno lo trova, chiedo ad egli di scrivermi, per favore, alla seguente e-mail:
1onda@protonmail.com
Questo è il finale di una delle rare poesie di quest’anno che, se ricordo bene, avevo scritto sia in un secondo quaderno, che in quello perduto:
“11/05/2025
L’Amore
I versi s’incollano alla pelle, all’aria, ai polmoni.
Parole che vanno di corpo, di cuore, di sonno, risveglio; di sogno, di getto. Dissipano i dubbi e la nebbia. Il dolore e l’incomprensione. La confusione. Tutto il resto. Tutto il male. E nell’Universo, in tutto lo spazio, rimane l’Amore. Soltanto l’Amore.”
Il giornalista, e insegnante all’Università Autonoma di Barcellona, Santiago Tejedor viaggia, tiene conferenze (con e per la FUNIBER, per esempio – La Fondazione Universitaria Iberoamericana) e lavora come inviato del National Geographic da diversi anni, nei paesi dell’America Latina, tra cui la Repubblica del Panama, definendola, in un articolo proprio del National Geographic: “Il Gran Segreto Naturale dell’America Centrale”.
Trump sembrerebbe essere stato a Panama per la prima volta nel 2003, per questioni legate al suo concorso Miss Universo. Vi ha fatto costruire un grattacielo tra il 2007 e il 2011, dove si trovano in primis un hotel e diversi appartamenti, oltre ad altri servizi, con una spiaggia privata su Viveros Island, oggi conosciuto come il Bahia Grand Panama.
Il giornalista Sergio Pascual Peña, il 25/01/2025, nel giornale spagnolo El País, scrive l’articolo “Panama non è solo un’ossessione di Trump”: il Canale di Panama rimane una delle principali vie del commercio marittimo internazionale, nonché del commercio marittimo con l’America del Nord, ed è “al centro di diverse tensioni geostrategiche” (http://www.elpais.com).
E Panama è anche stata, suo malgrado, la base della Scuola delle Americhe (dal 1963, ed originariamente chiamata Latin American Training Center – U.S. Ground Forces) tra il 1946 ed il 1984.
L’ex-presidente del Panama Jorge Illueca che, insieme a movimenti come quello di SOA Watch, ha ottenuto la sua chiusura definitiva nel 2000, se non altro, nel territorio panamense, l’ha definita come “la più grande fonte di destabilizzazione in America Latina”.
Al suo posto, venne costruito l’Hotel Melia Panama Canal. L’anno seguente, la Scuola delle Americhe in sé venne riaperta nella base dell’Esercito Militare degli Stati Uniti di Fort Moore (o Fort Benning), a Columbus, in Georgia, e denominata WHINSEC (Western Hemisphere Institute for Security Cooperation). Il sito di Nodal (giornale di notizie sull’America Latina e sui Caraibi) c’informa anche che “in America Latina e nei Caraibi l’esercito, la DEA, la CIA, e altre agenzie degli Stati Uniti hanno innumerevoli basi operative, installazioni, officine, così come accordi militari che gli permettono di agire nei nostri territori in qualsiasi momento” (www.nodal.am).
Sul sito della memoria cilena della Biblioteca Nazionale del Cile, invece, si afferma che “manuali ora illegali per il Pentagono dal 1996 hanno confermato che, dalla Rivoluzione Cubana, cominciò ad “insegnare” “materie” controverse come quelle contro le rivolte, oltre a promuovere l’uso della tortura e delle esecuzioni sommarie. Trai promossi di questa scuola si contano numerosi militari latinoamericani involucrati in violazioni dei diritti umani, dei membri dell’ormai dissolta DINA (Direzione d’Intelligenza Nazionale) “inclusi” (http://www.memoriachilena.gob.cl), ossia della polizia segreta del primo periodo della dittatura di Augusto Pinochet.
Trai suoi “studenti”, si possono annoverare, più specificatamente: Leopoldo Fortunato Galtieri, Manuela Antonio Noriega, Manuel Contreras e Vladimiro Montesinos. Fa parte dei motivi per i quali viene spesso chiamata “Scuola degli Assassini”.
Nel 2005, attraverso il sito della rivista Mosaico di Pace, la Commissione Internazionale Giustizia e Pace della Famiglia Domenicana (Tel: 0657940656, jp@cura.op.org) ci comunica che, tra il 20 ed il 21 novembre di quell’anno, ai cancelli dell’Istituto Fort Benning, come, da diversi anni a quella parte, si sarebbero ritrovati a manifestare per “chiedere la chiusura incondizionata di questa scuola che addestra i militari alle violazioni dei diritti umani nell’esercizio del loro lavoro (tortura, uccisioni sommarie), per fare memoria di tutte le vittime in America Latina (e non solo!) dei militari e dittatori addestrati in questa scuola negli anni”, ed oltrepassando il cancello per “dichiarare dall’interno della base la crudeltà della scuola e la chiusura”.
Ogni anno erano (o sono?) “lì a manifestare a favore di una politica nonviolenta, non armata ed equa” (http://www.mosaicodipace.it), basata sulla liberazione dei paesi dell’America Latina dall’influenza degli Stati Uniti, a favore di alleanze e collaborazioni nate dalla cessazione e dal riconoscimento dei crimini contro l’umanità della Scuola delle Americhe.
Chi sa se queste manifestazioni hanno ancora, e come e se hanno avuto, nel 2005, luogo?
… Perché ci sono volte in cui certi argomenti tornano a fare capolino. Con Improvvisazione.